Nazim Hikmet – Poesie d’amore

Vita, etica e amore, nelle poesie del genio turco

 

Difficile riassumere quanto siano centrali, nelle poesie di Nazim Hikmetla forza, la passione, il virtuosismo, l’idealismo, il romanticismo, lo stoicismo, la testardaggine, e soprattutto lo spirito vitale.
Turco di nascita, cittadino del mondo di fatto, esiliato dalla patria perché considerate pericolose le sue idee politiche, dodici anni di carcere scontati in Anatolia a causa degli ideali comunisti, circa i quali mai cercò un compromesso. Mai.
Affermare le proprie convinzioni fino in fondo, pagandone le conseguenze: un motto che oggi suona come una barzelletta.
Tradotto in oltre quaranta lingue in tutto il mondo, i suoi versi non trovarono mai un editore in patria, e visse da clandestino fra l’Europa e la Madre Russia, lontano dall’amatissima moglie e dal figlio che, anno dopo anno, diventava uno sconosciuto.
L’immensa ricchezza d’animo di quest’uomo, la sua apertura – nonostante tutto – al genere umano, la grande speranza che ha continuato a covare fino agli ultimi minuti, risuonano in Forse la mia ultima lettera a Mehmet, del 1955, dedicata al figlio.
Di seguito, se vi va di sperimentare quest’anima rara, potete leggerne un estratto.
Fatevi questo favore.

Non ho paura di morire, figlio mio
però malgrado tutto
a volte quando lavoro
trasalgo di colpo
oppure nella solitudine del dormiveglia
contare i giorni è difficile
non ci si può saziare del mondo
Mehmet
non ci si può saziare.

Non vivere su questa terra
come un inquilino
oppure in villeggiatura
nella natura
vivi in questo mondo
come se fosse la casa di tuo padre
credi al grano al mare alla terra
ma soprattutto all’uomo.
Senti la tristezza
del ramo che si secca
del pianeta che si spegne
dell’animale infermo
ma innanzitutto la tristezza dell’uomo.

Da ‘Poesie D’Amore’, di Nazim Hikmet
(Oscar Mondadori, Classici Moderni)

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