Un caffè con Valerio Marra

“10 domande”. Rubrica d’intrattenimento letterario.

 

Valerio Marra, classe 1985, vive e lavora nella capitale. Amante del teatro, inizia fin da giovane a scrivere e interpretare commedie nella sua città e a collaborare con le TV locali in qualità di presentatore e ideatore di programmi. Attualmente è impiegato come Istruttore nel Comune di Roma e si sta laureando in Scienze per l’Investigazione e la Sicurezza presso l’Università degli Studi di Perugia. È autore del romanzo-thriller Le scottanti verità, del romanzo giallo Il volto del Male (vincitore del premio d’onore alla seconda edizione del premio internazionale ‘Michelangelo Buonarroti’), di commedie teatrali, racconti brevi e poesie.

Oggi, per la rubrica “10 domande”, lo abbiamo incontrato per conoscerlo più approfonditamente.

1) Ciao Valerio, di solito in questa rubrica partiamo con una domanda piuttosto difficile, senza andarci troppo per il sottile. Dunque ti chiedo: cos’è uno scrittore, a tuo avviso? Quali responsabilità ha – se ne ha – nei confronti dei lettori e della letteratura?

Ciao Giuseppe. Come sai, ho da sempre un’avversione nei confronti del termine ‘scrittore’. Non tanto per la parola in sé, quanto per l’abuso che, ultimamente, se ne sta facendo. Il vocabolo ‘scrittore’, a mio avviso, dovrebbe identificare chi della scrittura ne fa una professione. Di conseguenza, se consideriamo il momento storico in cui ci troviamo, penso che in Italia gli ‘scrittori’ si contino su una, al massimo due, mani. Quando, invece, si parla di responsabilità, agli ‘scrittori’ dobbiamo aggiungere coloro che io definisco più semplicemente ‘autori’. Ecco, credo che chiunque pubblichi abbia un obbligo verso i lettori: quello di regalare loro qualche ora di emozione. Di qualsivoglia genere. Il tutto, senza tralasciare che stiamo consegnando un lascito alla letteratura italiana che, a mio avviso, non ha eguali nel Mondo.

2) Quando hai capito che nel tuo DNA c’era il gene della creatività? C’è stata una persona determinante a tal proposito, alla quale senti di dover dire ‘grazie’ per averti spinto verso questo percorso artistico?

Se devo essere sincero, ancora oggi mi chiedo se nel mio DNA ci sia davvero il gene della creatività. Finora, tutto quello che ho fatto mi è sempre venuto spontaneo e, proprio per questo, non mi sento poi così ‘speciale’. Credo, dunque, che questo ‘gene della creatività’ sia dentro ognuno di noi. L’importante è annaffiarlo e tenerlo vivo, in modo che germogli e cresca rigoglioso, nonostante le difficoltà che affrontiamo ogni giorno. Proprio per questo, devo ringraziare i miei genitori che mi hanno sempre incoraggiato a fare ciò che mi piaceva: dal teatro alla musica, fino ad arrivare, appunto, alla scrittura. Una ‘spinta’ decisiva verso la prima pubblicazione, invece, me l’hanno data due colleghe: Lucia e Cristina, le quali, leggendo le pagine iniziali della mia primissima bozza, scritta addirittura a mano, mi spronarono a credere in me e a lanciarmi in quest’avventura.

3) Quanto hanno influito le tue letture sulla definizione del tuo stile letterario? Un amore viscerale nei confronti di un autore, può rappresentare un ostacolo verso un’espressività libera da padri e maestri?

Sicuramente i libri che ho letto in questi anni hanno influito su quello che è diventato il mio stile letterario. Tuttavia, credo che questo ‘stile’ sia ancora in evoluzione, un po’ come gli esseri umani. L’obbiettivo che mi sono sempre prefissato è stato quello di continuare a sperimentare ed evolvermi, senza cristallizzarmi. La passione verso l’autrice Danila Comastri Montanari, invece, ha rappresentato per alcuni aspetti un limite e, per altri, uno stimolo. Il limite è legato al fatto che ritengo i suoi romanzi praticamente ‘perfetti’ e, confrontandoli inconsciamente coi miei scritti, finisco sempre per andare in ‘crisi’. Lo stimolo, invece, è proprio quello di continuare a migliorarmi e avvicinarmi il più possibile ai suoi testi, che credo incarnino l’apice del ‘romanzo giallo’.

4) Quanto ha influito il tuo lavoro nelle Forze dell’Ordine in questa propensione verso il thriller e il giallo? È un po’ come stare sul campo a raccogliere materiale 10 ore al giorno?

Sicuramente il mio lavoro, come anche altri aspetti della mia vita, può aver influito su tale propensione. Tuttavia, credo che la mia professione abbia influenzato soprattutto quella che è la mia ‘forma mentis’, rendendola più adatta a scrivere romanzi di questo ‘genere’.

5) Per il tuo ultimo romanzo, Il volto del Male (Alter Ego Edizioni – 2016), hai scelto di rivolgerti ad agenzia letteraria Riscrivimi, mentre in precedenza avevi sempre agito in autonomia, tanto nella correzione dei testi quanto nella ricerca di un editore. Come giudichi l’esperienza con noi?

Ammetto che quando ci si approccia per la prima volta al ‘mondo editoriale’ le idee sono piuttosto confuse. Innanzitutto, si ha la convinzione di essere in grado di correggere da soli i nostri testi senza avvalersi di persone esterne. Oggi posso dire che questo rappresenta un grave errore. Per quanto alcuni autori possano essere validi, scovare i refusi o individuare errori concettuali al proprio lavoro è pressoché impossibile. Il mio consiglio è quindi quello di affidarsi sempre a un occhio esterno, meglio se un professionista. Per rendere bene l’idea del processo di editing, vi confesso che ai miei manoscritti viene sempre effettuata una revisione di ‘prima battuta’ a cura dei familiari e della mia amica e collega Cristina (la stessa che mi ha spronato a pubblicare e che, in passato, si occupava proprio di revisione di testi universitari). In seguito, dopo un’ulteriore revisione svolta da me, inoltro il testo a chi di dovere (nel caso specifico all’agenzia letteraria Riscrivimi). Bisogna dunque prestare molta attenzione all’editing, non sottovalutando questo processo che, a mio avviso, fa la differenza tra un ‘buon lavoro’ e un ‘ottimo lavoro’. Una volta revisionato il manoscritto, bisogna trovare una Casa Editrice disposta a pubblicarlo (possibilmente non a pagamento). In questo caso, avvalersi di un’agenzia letteraria seria e professionale come Riscrivmi, può essere un valore aggiunto. Questo, oltre a velocizzare leggermente i tempi di lettura delle Case Editrici, permette alle stesse di prestare più attenzione al lavoro, proprio perché lo stesso ha già superato uno ‘step’  importante. Riassumendo, giudico la mia esperienza con l’agenzia letteraria Riscrivimi ottima e mi sento di consigliarla, come già faccio, a tutti gli autori che vogliano intraprendere l’arduo percorso della pubblicazione.

6) Restiamo sulla tua ultima pubblicazione. Come stanno andando le vendite? Ci racconti un aneddoto singolare legato al libro?

Diciamo che stanno andando piuttosto bene. Di episodi singolari, invece, ne sono capitati diversi. Uno di cui vado particolarmente fiero è stato quando, il giorno dopo la prima presentazione de Il volto del male, mia nonna è stata avvicinata da una sua amica che le ha chiesto se era a conoscenza di chi fosse quello ‘scrittore’ famoso che il giorno precedente aveva presentato il romanzo all’Hotel Artis, data anche la grande affluenza di pubblico. Nonna, a quel punto, con l’inconfondibile accento pugliese che non riesce a dissimulare quando risponde di getto, pare che le abbia risposto: “Era mio nipote”.

7)  Ci dici quali sono i tuoi 10 libri della vita?

Questa è sicuramente una domanda molto difficile. Tra i più importanti devo necessariamente inserire i libri che lessi da bambino, data la mia grande passione per la mitologia greca e romana, ovvero l’Odissea e l’Iliade (chiaramente in versione per ragazzi). In quegli anni, iniziai anche a leggere i primi libri veri e propri, della collana dei gialli Mondadori, tra i quali ricordo L’undicesimo piccolo indiano di Jacquemard- Sénécal e Cave Canem di Danila Comastri Montanari, che in seguito è diventata la mia autrice di riferimento (se non si fosse già capito). Altro titolo che non posso fare a meno di menzionare è La donna dei fiori di carta di Donato Carrisi, che ritengo sia un piccolo gioiello. Un’altra menzione la merita il romanzo Chi ama torna sempre indietro, di Musso, e Gelo (per i bastardi di Pizzofalcone), di Maurizio de Giovanni (un altro dei miei autori di riferimento). Inoltre, ritengo che La settima ipotesi di Paul Halter abbia influito molto sulla mia crescita autoriale. Infine, non posso non nominare il divertentissimo Un bidone di guai di Donald E. Westlake e l’appassionante Le verità del ghiaccio di Dan Brown, il titolo che preferisco dell’autore statunitense. Di certo, in questa classifica meritavano di entrare anche altri testi, ma questi sono i primi a essermi venuti in mente e, per alcuni aspetti, rappresentano una perfetta sintesi dei miei personalissimi gusti.

8) C’è un momento della giornata in cui ami maggiormente scrivere? Sei uno di quegli scrittori compulsivi abituati a prendere appunti ovunque, persino sugli scontrini del supermercato, oppure ti distingui per ordine e metodo?

Sì, io amo scrivere la mattina, subito dopo aver fatto colazione. Tuttavia, a causa del mio lavoro e dei suoi orari ‘variabili’, mi sono dovuto adeguare e, di conseguenza, scrivo non appena riesco a ritagliarmi un po’ di tempo libero. Di certo non sono una persona ordinata e, tanto più, non lo sono per quanto riguarda la scrittura. Malgrado ciò, ho una mia logica e riesco a orientarmi nel mio disordine senza alcun problema. Quando devo prendere appunti, spesso utilizzo le ‘note’ del cellulare. È capitato, però, di scrivere anche sugli scontrini, biglietti pubblicitari, post-it etc…

9) Hai mai seguito dei corsi di scrittura, o hai mai pensato di frequentare una scuola di scrittura? Cosa ne pensi, in generale? Ritieni in tal senso che in Italia certe esperienze siano considerate – o vengano proposte – in modo troppo ‘dilettantistico’ rispetto ad altre realtà (penso, ad esempio, a Stati Uniti e Inghilterra)?

Sì, ho frequentato alcuni corsi di scrittura creativa e, per alcuni aspetti, ritengo che siano stati interessanti. Certo, non esiste nessun corso capace, magicamente, di renderti un ‘grande autore’ o, perlomeno, un ‘autore di successo’. Nonostante ciò, una serie di lezioni può fornirti alcuni spunti e aiutarti in certe fasi del processo di scrittura. Per quanto riguarda il confronto con le altre realtà, ahimè, non posso esprimermi, non avendo mai frequentato un corso al di fuori della mia nazione.

10) Chiudo con la classica domanda di rito: cosa nascondi nel cassetto? C’è un nuovo romanzo in arrivo?

In questi giorni sto definendo gli ultimi dettagli e, tra fine ottobre e metà novembre, dovrebbero pubblicare il mio nuovo romanzo, che sarà uno spin-off de Il volto del Male. Inoltre, se tutto andrà per il meglio, nel periodo natalizio potrebbe essere pubblicato anche un romanzo tascabile che avrà gli stessi protagonisti dei libri precedenti. Insomma, ho iniziato una vera e propria ‘serie’. Concludo ringraziandoti di cuore e augurandoti buon lavoro.

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