Un caffè con Mariarosaria Conte

Famiglia, lavoro, scrittura… e tanto altro! Mariarosaria Conte si racconta nella nostra rubrica “10 domande”.

 

Mariarosaria Conte è nata a Napoli, città in cui vive tuttora assieme al marito e ai tre figli. Laureata in Giurisprudenza, dopo un percorso completo di formazione e l’abilitazione all’esercizio dell’avvocatura, ha abbandonato la carriera in ambito legale per dedicarsi all’insegnamento nella Scuola Primaria e alla famiglia. Ha pubblicato Mare nell’anima (2015) e Io, te e la dislessia (2016), quest’ultimo con 13Lab edizioni; Bianca come la neve e Cinque minuti prima della campanella sono ancora in cerca di un valido editore.

 

1) Ciao Mariarosaria, di solito in questa rubrica partiamo con una domanda piuttosto difficile, senza andarci troppo per il sottile. Non c’è bisogno di ricorrere alle statistiche per rendersi conto di come il mercato editoriale italiano sia affollato da moltissimi scrittori e pochissime scrittrici. Un’indagine Istat ha poi rivelato un dato ancor più interessante a tal proposito, ovvero che a fronte di un incredibile numero di penne maschili nei cataloghi delle major, si riscontra una percentuale di aspiranti scrittrici ben maggiore rispetto agli uomini, all’interno delle scuole di scrittura, corsi e seminari vari. Senza indulgere al vittimismo, ti chiedo: pensi che ci sia una disparità di trattamento o di possibilità fra uomini e donne in questo settore?

Bella domanda! Si vede che mi conosci abbastanza bene, per cui hai intuito che nei panni di donna ci sto proprio stretta e che mi sarebbe piaciuto nascere ‘maschio’: sarebbe stato tutto più semplice. Così, senza sterili vittimismi, ti rispondo con uno slogan in cui credo fermamente: Il mondo è degli uomini.

 

2) Veniamo a te adesso. Ci racconti di quando hai capito che eri in possesso del dono della creatività, e che essa poteva esprimersi nella scrittura? C’è stata una persona determinante a tal proposito, alla quale senti di dover dire ‘grazie’ per averti spinto verso tale percorso artistico?

Non credo di essere una persona creativa in senso assoluto, anzi! Ci sono donne particolarmente capaci con la pittura, la ceramica, la pasta di fimo, il filo e la lana… In queste cose sono veramente un disastro. Durante l’attesa di due dei miei tre figli, sono stata costretta a stare a risposo. Per scaricare le preoccupazioni che inevitabilmente le gravidanze difficili si portano dietro e per trascorrere il tempo, mi avevano affidato prima ferri e lana, poi filo e uncinetto. Ebbene, non sono riuscita a fare nemmeno una sciarpetta per i miei piccoli. Sembravano le tele di Penelope: facevo e disfacevo per quanto apparivano brutte e storte le mie creazioni. Alla fine, chi stava tentando d’insegnarmi, mi regalò un bel completino fatto con le sue mani. I miei manufatti sono spariti dalla circolazione, troppa vergogna.

Ma la lettura e la scrittura sono la mia vita! Vivo in un romanzo praticamente dall’adolescenza. Il problema dunque, non è stato tanto capire se avessi la capacità di scrivere, ma semplicemente decidermi a farlo. Appunti, poesie e racconti mi hanno accompagnata da quand’ero una ragazzina, ma ho faticato a trovare il coraggio di far leggere ad altri i miei pensieri.

Un ‘grazie’ posso dirlo di sicuro alla più giovane delle mie figlie, fan accanita delle ‘storie inventate’ da me. Ogni sera o pomeriggio la richiesta era sempre la stessa: «Mamma, ci racconti una storia inventata da te?». E poi, da adolescente, la richiesta è stata: «Mamma, scrivi un romanzo per noi?!».

Ai figli non si dice mai ‘no’, così è venuto fuori il mio primo lavoro: Mare nell’anima.

 

3) Quanto hanno influito le tue letture sulla definizione del tuo stile letterario? Un amore viscerale nei confronti di un autore, può rappresentare un ostacolo verso un’espressività libera da padri e maestri, o al contrario uno stimolo a migliorarsi, magari passando attraverso un percorso autocritico di svezzamento?

Mi rendo conto di avere uno stile letterario tutto mio solo quando i lettori mi dicono: «Quanto mi piace come scrivi!». Francamente, non riesco a leggermi come leggo gli altri autori; del mio stile, forse, Giuseppe, potresti parlarne più tu che io. Mi sento poco consapevole a riguardo.

Rispetto all’amore per un autore… be’, credo sia sempre da vivere! La passione per l’arte, a mio avviso, non va mai frenata. Quindi, se c’è un periodo in cui vado in fissa con uno scrittore, mi leggo tutto e non ci sto troppo a pensare! Ma se si ha voglia di migliorare la propria scrittura, bisogna passare per forma e contenuti sempre differenti. Diversificare è fondamentale, e non solo per la scrittura, anche per aprire la mente a nuove idee.

 

4) Ripercorriamo velocemente la tua produzione letteraria. Mare nell’anima e il suo ideale seguito Bianca come la neve, appartengono al genere young/adult, dunque sono libri apparentemente destinati a un pubblico giovane, adolescenziale, ma che in realtà, come ci rivelano i dati, riescono ad appassionare benissimo anche gli over 40. Io, te e la dislessia è un’opera, azzardo, più sofferta, ove peschi anche nel tuo quotidiano, nei dolori e nelle battaglie di una madre. Cinque minuti prima della campanella, invece, svela forse il tuo lato professionale, di insegnante profondamente umana che cerca un linguaggio adatto per ‘arrivare’ ai bambini. Considerata questa pluralità ed eterogeneità, ti chiedo: qual è la tua comfort zone? In quale territorio, se c’è, ti senti più a tuo agio, e perché? Oppure dentro di te continuano a fare a cazzotti la bambina, l’adolescente, l’adulta, la madre… in un disordine creativo che nella letteratura trova pace e sfogo?

Vedo che anche qui hai centrato in pieno il punto! Parto dall’ultima considerazione: bambina, adolescente, adulta e madre… Sono tutto questo e sono contenta di esserlo, non direi che questi archetipi ‘fanno a cazzotti’ tra loro. Mi piace immedesimarmi negli altri, mettermi nei loro panni. La versatilità, in tal senso, mi aiuta tantissimo. So cosa prova un bambino il primo giorno di scuola, sento vive le ‘insicurezze e le frustrazioni’ di un adolescente, i dolori e le preoccupazioni di una madre. Credo che solo così, in questo subbuglio di emozioni, si possa vivere appieno la vita. Nella scrittura trasmetto sempre i forti turbamenti dei miei personaggi, annuso l’esistenza attraverso gli occhi di chi mi sta accanto. Nel dolore di Daniela c’era la sofferenza di tante mamme, nelle insicurezze di Morena la voglia di crescere di tanti ragazzi, nei racconti per bambini la purezza dei piccoli!

La mia comfort zone? Forse mi sento più a mio agio nei romanzi di formazione. Leggila come una problematica adolescenziale irrisolta o come una questione di maggiore facilità comunicativa, ma credo che scrivere per ragazzi sia la cosa che mi riesca meglio.

 

5) Nel tuo percorso autoriale ti sei sempre rivolta ad agenzia letteraria Riscrivimi per l’editing sui tuoi testi. Visto che tu non hai certo bisogno di qualcuno che t’insegni grammatica e sintassi, ci spieghi perché è stato ed è tuttora importante affidare i tuoi testi a professionisti del settore, prima di inviarli agli editori?

Noi autori ci innamoriamo delle nostre stesse parole, siamo talmente imbrigliati nei nostri pensieri che spesso non riusciamo a essere obiettivi. È fondamentale che il proprio lavoro sia letto da una terza persona, ed è ancora più necessario che questa terza persona sia un professionista. Anche se, tutta la famiglia fa da ‘cavia’. Loro sono i primi Giudici!

 

6) Ci racconti la cosa più bella e quella più brutta cui sei andata incontro dal momento del tuo ‘ingresso’ in un mondo complicato e sfaccettato come quello dell’editoria?

La cosa più bella è quando metto la parola ‘Fine’ ai miei romanzi. La scrittura è una droga, crea dipendenza, è faticosa, t’impegna mente e corpo, ma quando completo un lavoro provo una soddisfazione indescrivibile. È gioia allo stato puro. La cosa più brutta è proprio il rapporto che ho avuto fino ad oggi col ‘mondo dell’editoria’. Spero di potermi ricredere, un giorno. Rispetto a ciò, preferirei non aggiungere altro.

 

7) Ci dici quali sono i tuoi 10 libri della vita?

Ok, ti sciorino subito un bella top ten, ma premetto che davvero troppi ne restano fuori…

– Piccole donne

– La casa degli spiriti

– Orgoglio e pregiudizio

– Cime tempestose

Come Dio comanda

– Le affinità elettive

Venuto al mondo

– Mille splendidi soli

– Jane Eyre

Delitto e castigo

 

8) C’è un momento della giornata in cui ami maggiormente scrivere? Sei una di quelle scrittrici compulsive, abituate a prendere appunti ovunque, persino sugli scontrini del supermercato, oppure ti distingui per ordine e metodo?

Le parole ‘ordine’ e ‘metodo’ mi fanno sorridere! Niente ordine, niente metodo. Scrivo di notte, sempre. Verso le quattro e mezza/cinque del mattino. Ho bisogno di silenzio. E sì, se sono in fase di creazione posso anche scrivere sugli scontrini del supermercato. Comunque, tengo  sempre un blocchetto con matita sul mio comodino, così, se la musa viene a bussare, so cosa andare a imbrattare.

 

9) Hai mai seguito dei corsi di scrittura, o hai mai pensato di frequentare una scuola di scrittura? Cosa ne pensi, in generale? Ritieni che la scrittura sia una dote innata e dunque non addomesticabile didatticamente, oppure pensi che il duro esercizio e la ferrea volontà possano sopperire, se non addirittura superare, un geniale talento incostante?

Non ho mai seguito corsi di scrittura. Mi piacerebbe partecipare a un corso ben strutturato e dedicarmi alla scrittura a tempo pieno. Ma già mi sento troppo in colpa per ogni minuto che tolgo alla mia famiglia praticando quest’arte in autonomia. Per non parlare dei soldi! Ci sono scuole di scrittura carissime, non riuscirei mai neanche solo a pensare di spendere, per seguire una passione, il denaro con cui potrei pagare la palestra o la scuola d’Inglese per i miei figli.

Credo che la scrittura richieda diligenza e ferrea volontà, e che l’esercizio costante possa anche sopperire alla mancanza di talento. Ma una geniale inclinazione, seppure incostante, a mio avviso fa la differenza.

 

10) Chiudo con la domanda di rito: cosa nascondi nel cassetto? C’è un nuovo romanzo in arrivo?

Con me c’è sempre un nuovo romanzo in arrivo! Anche se non materialmente scritto, è nella testa! Ora, per la precisione, è in fase di seconda stesura. Mi sta dando un po’ di filo da torcere. Sto cercando di addomesticare in una scrittura più consapevole le mie idee ribelli. Spero vivamente di riuscire a trovare una degna pubblicazione per i miei ‘bambini’.

Grazie!

 

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