DANDELION WINE – L’ESTATE INCANTATA

Il Ray Bradbury che non ti aspetti

Era una mattina tranquilla e la città era ancora avvolta nel buio, infilata a letto. Il tempo diceva che era estate: il vento aveva quel certo tocco e il respiro del mondo appariva lungo, caldo e lento. Bastava alzarsi e sporgersi dalla finestra per capire che quello era il primo giorno di libertà e di vita, il primo mattino d’estate.

Siamo in pieno inverno, e a mio avviso non c’è periodo migliore per parlare de L’Estate Incantata (uscito in Italia per Mondadori), perché è così che Ray Bradbury l’ha raccontata e celebrata: guardando a qualcosa di lontano, alla sua giovinezza. Si tratta della prima opera della Trilogia di Green Town, immaginaria cittadina di provincia che viene collocata in uno Stato realmente esistente, l’Illinois, che non a caso è il luogo dove Bradbury è nato e cresciuto.
Siamo di fronte a un capolavoro intenso, una celebrazione assoluta della semplicità, un’esperienza corale in cui tutti i personaggi riescono a essere unici, preziosi, perché portano con sé il loro bagaglio personale e te ne fanno dono, lasciandoti per sempre consigli, idee, follie, riflessioni, esperienze su cui misurare i propri passi.
Si tratta di un’incredibile variazione sul tema rispetto alla produzione di Bradbury, prettamente fantascientifica, e possiamo considerarlo più un regalo sgorgato direttamente dal cuore che un romanzo. Un’estate magica, infinita, armoniosa, piena zeppa di corse, chiacchiere, fantasticherie, escursioni… di quotidianità che con un niente si trasforma in avventura e, naturalmente, un’estate benedetta dal vino al dente di leone preparato dal nonno dei due protagonisti (Tom e Douglas Spaulding). Ed è proprio questo il titolo originale: “Dandelion Wine”, omaggio a quel vino speciale che necessita di riti immancabili, di gesti che rendano ufficiale l’arrivo dell’estate quasi quanto quel sole, lassù, feroce e instancabile, che in soli tre mesi sembra concederti una vita bonus in più, lunga quanto quella reale non sarà mai, e infinitamente più ricca, colorata e luminosa.
E poi l’odore arcaico d’erba appena tagliata: è quello, prima di qualsiasi altra sensazione, a sussurrare a Douglas che l’estate è di nuovo lì, pronta, aperta a qualsiasi possibilità. Così, quel rumore alzato nell’aria da milioni di tosaerba in marcia su tutti i prati d’America, diventa subito orchestrazione sublime: una sinfonia dolce, di pura vita.

Simone Ignagni

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