UN POSTO PER OGNI BAMBINO, UN BAMBINO PER OGNI POSTO!

Riflessioni semiserie di un’insegnante.

Uno degli argomenti più discussi e, oserei dire, anche piuttosto combattuti nel rapporto mamme – insegnanti, è l’assegnazione dei posti a sedere degli alunni in aula.

Le maestre, sin dal primo giorno di scuola, chiariscono che è compito del docente stabilire una sorta di ‘cartina’, tra l’altro sempre flessibile e modificabile, della classe, al fine di realizzare un corretto svolgimento delle lezioni, evitando continui parlottii, interruzioni e distrazioni varie… E i genitori, in linea di principio, sembrano soddisfatti di tale decisione: è bene che i bambini imparino a stare con tutti, che facciano nuove amicizie, che non si distraggano con l’amichetto del cuore e che, soprattutto, non disturbino la lezione.

Ma poi… puntualmente, quasi tutti i giorni, c’è un genitore che si ritiene insoddisfatto e si sente legittimato a dire la sua sull’assegnazione dei ‘famosi posti a sedere’.

L’esordio è  più o meno sempre lo stesso: “Non è per il compagno Tal Dei Tali, lui è un bravo bambino, ma è che preferiremmo di più il compagno Caio…”. Oppure: “Non è colpa di Sempronio, mio figlio è un distrattone, quindi, se potesse stare con Duilio, ne trarremmo tutti dei vantaggi…”; e ancora: “Lo so che non possono stare tutti quanti al primo banco, ma credo che mio figlio abbia diritto più degli altri perché…” e potrei continuare per un bel po’ su questa linea.

E allora vorrei spiegare la faccenda con un esempio un po’ estremo.

Avete presente quando fate il cambio di stagione negli armadi? Siete sommerse dalle scatole e dai vestiti e vorreste tanto che qualcuno, magicamente, condividesse con voi l’incombenza?

Alla fine cedete e chiedete aiuto alla mamma, alla suocera o alla donna che vi dà una mano in casa. Ebbene, chiunque vi aiuti, dopo aver dato una sistemata, si sente nella posizione di dirvi dove conservare gli scatoloni: “Secondo me questi rosa starebbero meglio nella stanza dei bambini, quelli verdi sull’armadio della camera da letto, le scatole blu nel ripostiglio, quelle grigie sotto i letti…”.

Insomma, vi sentite defraudate del diritto di scegliere dove e come sistemare le vostre scatole. Sapete bene che assecondando quelle richieste, elargite in buona fede, rompereste un ordine, peraltro sempre precario in ogni casa, che faticosamente avete conquistato.

Ebbene, gli equilibri in una classe sono molto labili, spesso due compagni chiacchieroni  seduti accanto  possono realmente compromettere  il buon esito di una lezione. I bambini sono fantastici, ognuno  nel suo essere unico e speciale, ma all’interno di un gruppo è fondamentale mantenere un bilanciamento, garantire la stabilità per il benessere dell’intera comunità.

Indubbiamente, il genitore che avanzi la richiesta di cambiar posto al proprio figlio lo fa in buona fede. Io per prima mi sono ritrovata a chiedere dei cambiamenti, ahimè anche più di una volta nello stesso anno,  per ognuno dei miei tre figli. E mi è stato risposto  di avere pazienza. E alla fine, credo che la verità, come sempre aggiungerei, stia nel mezzo.

La mamma vuole il bene del proprio figlio, e se un compagno o un posto ‘particolare’ in classe lo destabilizzano, lei se ne accorge subito, e trascorso un po’ di tempo, se la situazione permane, è giusto che ne parli con l’insegnante, il quale, magari concentrato sul benessere del gruppo, potrebbe non essere riuscito a cogliere il disagio del singolo.

Il docente, dal canto suo, è l’unico ad avere il quadro completo delle dinamiche, complesse e articolate, della classe, e agisce sempre, giustamente, nell’interesse dell’intero gruppo, un interesse che il genitore non può conoscere.

La cosa migliore dunque, a mio avviso,  è parlare, parlare, parlare…  e avere pazienza, gli  uni con gli altri. Il dialogo insegnanti/genitori è la pietra miliare del benessere psicofisico del cucciolo d’uomo.

Io almeno la penso così, ma, come vi ho premesso, non intendo elargire verità assolute, bensì spunti di riflessione, tra l’altro quanto mai attuali, visti gli ultimi casi di cronaca. E quindi… buone riflessioni!

Ah, dimenticavo un’ultima cosa! L’altro giorno, sul ‘gruppo social’ delle mamme del Secondo Liceo, un genitore, e non era il primo in verità a raccontare una faccenda simile, lamentava che il proprio figlio fosse stato spostato al primo banco, accanto a un ragazzo tranquillo…

Nel caso specifico, la mamma era andata a chiedere chiarimenti in merito e aveva aggiunto sul gruppo: “Vi rendete conto? Come si copia dal primo banco durante i compiti?”.

E  allora, senza retorica, la domanda viene spontanea: “Ma di che stiamo parlando?!”.

di Mariarosaria Conte

 

 

 

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